c'è un picco senza fine in questo posto, lo chiamano silenzio.
e la scelta di arredarlo di parole coincide con la voglia di sudare.
è quello che mi capita quando leggo lui:
www.wrong-.splinder.com/
e qui potete trovare qualche sua costola:
www.matteobb.com/tina/
questa è un'altra
mattina di parole affogate nel sonno
nelle stazioni di provincia
nelle lunghe attese confortanti,
e nelle tue ossa che dici di avere solo quelle.
ti ho confuso nel lungo andare di giorni
e poi mesi e poi anni,
siamo un film senza audio,
i peccati non fanno rumore.
non so più come ho fatto
sentirti fin dentro alle costole
su binari treni merci
e parabole difettate
una giungla di sassi senza molta anima
e parcheggi dove morire per primi.
e le banchine e i passeggeri senza più rimpianti
e per cena mangiamo lavoro che non c'è
ultimo appello a chi l'ha visto
per trovarti
ricoperto di foglie e di quest'autunno che ci spezza in due,
infiammazioni da curare con antibiotici e scomuniche.
e i virus veri se ne stanno alla larga.
nelle parole ricucite al palato
e il tempo che non ho per sentirmi stanca
gli origami per relagarti un abbraccio di carta,
un fantasma di come sono,
una chiacchierata notturna,
un dormire scoscesi,
un cielo appeso agli aquiloni,
un cristo sfatto fuori dagli attraversamenti pedonali.
una riffa di polvere
sapere quanto
siamo scomparsi
due canini e un crocevia.
la tua estetica del non
le nostre file vuote
l'amore come pizza a domicilio
gli stivali attrezzati per la neve.
Non ci è rimasto neppure un mappamondo di Paesi in via di estinzione, solo una spiaggia fissa ancora per pochi giorni.
Colpa del global warming.Tutte queste coste abbandonate di plastica, i vestiti di grigio sbiadito dai giorni, la stanchezza di disegnare ricevute sui vetri blindati, la musica che non è mai abbastanza alta per coprire il resto.
La nostra crossing story, quella di ombrelli e non ricordo, forse stelle nei cappotti della Caritas e parole ricucite al palato.
E tu come pensi di stare? Dopo 20 anni dal crollo?
Mi passi a prendere in transatlantico e poi : "Ti scriverò dovunque io vada". Anche disegnando in aria le parole.
Anche se le pareti di questi giorni sono senza finestre.
quell'agosto di ferro
scalcia ancora come un sasso
nella pancia del deserto.
quell'agosto di ferro
firma appalti di fiori
e principesse sui guard-rails.
quell'agosto di ferro
sa di sovraffollamento
e wonderwall a milano fiera.
quell'agosto di ferro
sa contare appena fino a quando
se sapesse fino a quanto non basterebbero le stelle.
il sudore freddo è un bolla di sapone senza scampo, non si infrange.
il tuo corpo nelle rose non si adatta al tempo, poca elasticità.
il fiume da bere non riempie gli argini, ma la vergona.
siamo andati a cammire come ostaggi di polvere, staccati e umiliati.
cordate di comodini guerrafondai ci spostano nel sonno e nelle droghe, senza pietà.
quando avevamo ancora forza per scegliere un colore o un sapore, gli uomini erano fatti solo di profumo e qualcuno parlava ancora di quanto è bello ora che la guerra è finita.
non si aggiusta
e la plastica ci annega tutti.